COME SI DEGUSTA IL CAFFE' BUONO - wowmokacoffee

Degustare il caffè tra olfatto e palato: dal gesto veloce all’esperienza sensoriale

Così come c’è una grande differenza tra guardare e vedere, bere e degustare sono un insieme di gesti e percezioni profondamente differenti.

Ragionando su come si degusta il caffè, è impossibile non pensare al fatto che questa bevanda, nella cultura italiana, è legata sia a cerimoniali domestici nell’ambito dei quali il tempo è scandito con lentezza – pensiamo al caffè servito alla fine di pranzi o cene nelle occasioni speciali, oppure al momento della colazione – sia a rituali quotidiani che fanno della rapidità il proprio fil rouge (pausa caffè docet).

Abbiamo introdotto il concetto di tempo per rilevare come esso sia strettamente legato al caffè così come al cervello che legge il suo odore o il suo profumo, con il suo affascinante insieme di azioni e istinti radicati che lo riguardano in quanto parte iconica e imprescindibile della nostra cultura alimentare e sociale.

Esiste un’occasione in particolare nella quale la nostra amata bevanda dal carattere principalmente olfattivo e il tempo hanno bisogno di concedersi l’una all’altro senza fretta: la degustazione del caffè.

Profumo, aroma, sapore: le basi della degustazione del caffè

Come siamo abituati a fare, introduciamo questo argomento basandoci su solide informazioni enciclopediche.

Iniziamo definendo correttamente parole che siamo abituati a utilizzare ma che nel caso della degustazione del caffè – così come di qualsiasi altra bevanda o alimento – necessitano di un approfondimento finalizzato alla corretta identificazione e al giusto intendimento. Facciamolo rivolgendoci al vocabolario e all’enciclopedia Treccani.

degustazióne s. f. [dal lat. tardo degustatio –onis]. – 1. L’atto del degustare, assaggio: ddi vini tipiciddi tabacchi (o del fumo di tabacchipregiati. In senso tecnico, esame dei caratteri organolettici di un vino, dell’olio, del caffè, ecc., fatto per giudicarne il valore commerciale.2. Insegna o scritta pubblicitaria di alcuni bar, soprattutto quando siano annessi a una bottega di torrefazione o di vendita di caffè; anche, pubblico esercizio dove si assaggiano vini, liquori, ecc.

È evidente che la degustazione del caffè è un atto tecnico e lirico al contempo, un’analisi che coinvolge il senso della vista, dell’olfatto, del tatto e del gusto, in un’azione corale che, per estensione concettuale, ben rappresenta il modo in cui vogliamo sia consumato il nostro caffè WOW, partendo dagli strumenti per realizzarlo.

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wow glass bicchiere da degustazione

È straordinario pensare a come il caffè – che spesso per noi italiani è “al volo” – possa aiutarci a comprendere l’inestimabile valore dell’agire (e più in generale del vivere) senza fretta come veicolo essenziale di percezioni profonde, elaborazioni mentali, stimoli spirituali ed emozioni che possano partecipare alla crescita e all’arricchimento dell’io.

Altrettanto stupefacente è il fatto di poter “bere il caffè” attraverso neuroni specializzati (chemocettori – recettori sensoriali), microscopici organi che sono alla base di gusto e olfatto, costituiti da terminazioni nervose che rispondono a stimoli chimici e inviano segnali al nostro cervello.

Noi di WOW MOKA COFFEE cerchiamo di mettere tutto questo nel nostro caffè WOW (vieni a conoscere le nostre miscele), amico dello stomaco e dell’ambiente, con – GRASSI e + AROMA e implementiamo l’esperienza sensoriale arricchendola con l’impatto visivo (e funzionale) della nostra WOW MOKA e del nostro WOW GLASS.

In particolare, trattando di come degustare il caffè e di quali strumenti utilizzare per farlo, il nostro WOW GLASS è un esempio ideale di estetica efficiente. Nel concepirlo – cosi come abbiamo fatto per la nostra WOW MOKA – non abbiamo scelto di percorrere la strada della fascinazione visiva fine a se stessa. Abbiamo preferito coniugare una seducente bellezza a specifiche caratteristiche tecniche. Il nostro bicchiere da degustazione è edificato sull’idea secondo la quale la bellezza vacua non porta a nulla e non lascia tracce, esaurendosi rapidamente in un’effimera bolla di fumo.

Grazie alla doppia camera che contraddistingue il WOW GLASS, il caffè resta caldo più a lungo. La sua forma panciuta che si restringe verso l’alto crea un “camino” in grado di convogliare il profumo del caffè verso il naso amplificandone il potenziale percettivo e portandolo alla medesima intensità che riguarda il sapore e l’aroma. Il WOW GLASS è quindi un veicolo attraverso il quale le informazioni percettive del caffè arrivano alla corteccia cerebrale che le elabora dando una risposta di attrazione o rifiuto.

Noi di WOW MOKA COFFE siamo giunti alla messa a punto di un’esperienza olistica, completa, totalizzante che inizia dalla vista, passa dall’olfatto, attraversa il tatto e sublima nel gusto. Questo perché siamo convinti del fatto che un buon caffè sia lontano dal termine “trangugiare”, ma affine alle parole godere, esperire, vivere, sentire, consapevolizzare, provare emozioni. Tutto ciò per dare origine a un benessere generale che si appoggia sia a piacevoli percezioni sensoriali, sia a positive reazioni dal punto di vista della chimica dell’organismo umano. Vogliamo impedire malesseri quali bruciori di stomaco, tachicardia e irascibilità creando per voi un caffè che Nuoce gravemente al malumore (approfondisci l’argomento con l’articolo dedicato al nostro claim).

Partiamo dalla scelta dei migliori caffè d’altura coltivati e raccolti con tecniche e accorgimenti che tutelano l’ambiente e i lavoratori, passiamo attraverso il nostro metodo di torrefazione delicato e rispettoso del caffè verde, definito WMC EcoDry System, realizziamo miscele di eccellenza 100% arabica e affidiamo il confezionamento – con materiali ad alta percentuale di riciclabilità – alla Cooperativa Sociale Onlus “Il Ramo” che favorisce la socializzazione di persone svantaggiate o con disabilità e il loro approccio al mondo del lavoro.

Assaggiare i nostri prodotti, quindi, è il culmine di una serie di atti d’amore e d’impegno professionale e sociale che i nostri clienti possono “sentire”, nel vero senso della parola, quando si apprestano a degustare il nostro caffè WOW.

Veniamo ora ai termini utilizzati durante la degustazione del caffè che fanno riferimento al senso dell’olfatto.

Iniziamo con la parola odore e distinguiamola dal termine profumo.

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odóre s. m. [lat. odor –oris, affine a olere (v. olire), il cui tema compare anche come primo elemento in olfactus (v. olfatto)]. – 1. a. La sensazione specifica dell’organo dell’olfatto, diversa secondo le sostanze da cui è provocata: sentire un o., gli odorinon sento nessun o.; più in partic., indicando la qualità della sensazione: buon o.; cattivo o.; ogradevole,sgradevoleun osoaveogratoinebrianteun onauseabondooforteacreacutopenetrante; o specificando la cosa o la sostanza da cui la sensazione olfattiva proviene: l’odei fioridelle rosedell’erbaodi violettaod’incensood’arrostodi bruciatoodi chiusodi muffao.d’ospedaledi farmacial’odelle polveri bruciateodi pioggia, quello che emana da un terreno su cui è piovuto da poco; daremandare odorenon avere nessun o.; spandereesalare, poet.spirare odoreVivran que’ fiorio Giovinezzae intorno L’urna funerea spireranno odore(Foscolo). Con uso assol., è talvolta adoperato eufemisticamente per indicare il puzzo: che cos’è questo o.?; spec. al plur.: d’estatenell’autobus molto affollatosi sentono certi odori! b. In etologia, con riferimento ai segnali di comunicazione intraspecifica, odore di gruppo o odore del branco, segnale olfattivo utilizzato, tra i mammiferi, per il riconoscimento reciproco dei membri appartenenti allo stesso gruppo sociale (branco, ecc.). Con altro senso, odore del nido, quello dovuto ai feromoni prodotti da alcuni insetti sociali (api, formiche, ecc.), tipicodi ogni singolo nido o colonia. […]

profumo s. m. [der. di fumo, di formazione non ben chiara; in origine, la parola indicò prob. il suffumigio con sostanze odorose]. – 1. a. Esalazione odorosa gradevole, da sostanze naturali o preparate artificialmente: il p. dei fioridelle rosep. di lavandail p. dei campidel fienop. di vanigliad’incensop. dolcesoavedelicatodeliziosop. forteacutosottilepenetrante;il p. di pulito della biancheriamandareemanare profumofiori che riempiono di profumo la stanzasenti che profumo di primavera! Riferito al vino, indica (in alternanza con odorearoma, e per i vini invecchiati bouquet) una delle sue qualità organolettiche, cioè la sensazione olfattiva che risulta dalla combinazione dell’aroma proprio del vitigno e delle trasformazioni che il vino stesso subisce nella fermentazione e nell’invecchiamento: p. sottilepenetrantepersistentevinosop. di violettadi muschio, ecc. Piante da profumo, quelle che forniscono olî essenziali di odore gradevole da varî organi (fusti, foglie, rizomi, fiori o frutti) a seconda della specie. b. Più genericam. (con sign. meno proprio, ma di uso com.), buon odore, fragranza, per es. di cibi e vivande appena preparati: il p. del pane sfornatoc’è un p. delizioso in cucinail p. dell’arrosto si sentiva fin dall’anticamera. Per antifrasi, odore sgradevole: negli autobus troppo affollati si sentono certi profumi! c. In senso fig., situazione capace di evocare una situazione analoga o una condizione, un’atmosfera: M’accende il riso della bocca fresca… E il p. d’istoria boccaccesca (Gozzano); e in genere, ogni manifestazione esteriore che susciti una sensazione di soavità, di grazia, di una condizione spirituale felice o desiderabile: il p. dell’innocenzadella bontàdella santitàda tutto esalava il p. della femminilità come quello dei fiori in un giardino (Palazzeschi).

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Dalle definizioni sopra riportate, possiamo stabilire che odore e profumo sono analoghi nella misura in cui generano dalle percezioni olfattive ma che odore, specie nell’intendimento del linguaggio parlato, è più generico e può essere associato anche a percezioni sgradevoli, mentre profumo, a meno che non si utilizzi la parola in modo sarcastico, è sempre associato a sensazioni positive.

Veniamo ora a un’altra colonna portante della degustazione del caffè: l’aroma, parola spesso utilizzata impropriamente in campo tecnico.

aròma s. m. [dal lat. aroma, gr. ἄρωμα] (pl. aròmi, ant. aròmati). – 1. Nome generico di sostanze odorose e spesso di sapore gradevole, generalm. di origine vegetale ma anche prodotte artificialmente, usate come profumi o per condimento, come le spezie. Anche, il composto chimico che determina la natura aromatica della sostanza e la sua gradevole azione olfattiva e gustativa. 2. L’odore soave e gradevole che emana da tali sostanze: l’adella cannelladel basilicodel caffè, ecc. Per analogia, adel vino (detto anche, con parola francese,bouquet), il caratteristico profumo, proprio di molti vini pregiati, dovuto a eteri che si sviluppano durante la conservazione.

Nell’ambito della definizione letterale, quindi, l’aroma è assimilabile al profumo, ovvero inteso e utilizzato in senso positivo. A tal proposito, vale la pena sottolineare come questa parola sia molto spesso associata al caffè in sostituzione del vocabolo profumo, appunto.

L’odore è certamente la caratteristica più evocativa di tutto ciò che concorre a costituire il mondo che ci circonda ed è legato a doppio filo con alimenti e bevande, ma anche con la nostra sfera affettiva. Bastano poche molecole per scatenare in noi le più diverse sensazioni che si edificano e manifestano sulla base della nostra esperienza pregressa, della nostra storia, delle nostre inclinazioni personali, ossia di tutto quanto ci rende unici e ci identifica come persone.

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Tecnicamente parlando – ossia addentrandosi nel linguaggio specialistico della degustazione del caffè e della degustazione in generale – utilizzare profumo e aroma come termini intercambiabili è un errore.

Per capire la differenza tra aroma e odore/profumo, è importante comprendere che entrambi generano dalla percezione dei recettori che compongono le mucose olfattive, situate nella parte superiore delle cavità nasali ma vi giungono attraverso vie differenti.

Le molecole odorose – attraverso l’aria inspirata che entra nel naso dove è scaldata e umidificata – vengono a contatto con i recettori che inviano impulsi nervosi al cervello, deputato a decodificare queste percezioni.

Nell’atto della degustazione del caffè o di un’altra bevanda o ancora di un cibo, l’inspirazione forzata – ossia l’atto del fiutare – intensifica il processo descritto che ha a che fare con odore/profumo.

L’aroma è invece generato dalla percezione olfattiva che avviene attraverso il canale di comunicazione esistente tra bocca e naso (retronasale) dopo aver ingerito la bevanda ed è quindi profondamente diverso dall’odore/profumo, in termini biologici, tecnici e sostanziali.

Proseguendo nel nostro compendio su come si degusta il caffè, giungiamo al senso del gusto.

Così come si è rivelato importante attestare la differenza tra aroma e profumo, è altrettanto fondamentale, in questo caso con riferimento alle percezioni del palato, distinguere tra gusto e sapore.

Ecco le definizioni rispettivamente del vocabolario e dell’enciclopedia Treccani.

gusto s. m. [lat. gustus –us; nel sign. 3 b, deverbale di gustare]. – 1. Uno dei cinque sensi di cui l’uomo è dotato: è il senso specifico esercitato attraverso gli organi gustativi o organi del g. (papille contenute nelle varie parti della cavità orale, nervo glossofaringeo, corda del timpano), per mezzo del quale viene riconosciuto e controllato il sapore delle sostanze introdotte nel cavo orale. Locuzioni: stuzzicare il g.; piaceredispiacere al g.; perdere,riacquistare il g.; gfineacutodelicatogottusogrossolanoguastocibo graditopiacevole al g.;medicina intollerabile al gusto2. Sapore: cioccolatini di gsquisitocaramelle al gdi lampone;minestra di poco g.; questo caffè ha uno strano g.; sentiredistinguere il gdei cibi3. estens. a.Soddisfazione, piacere che si prova assaporando cose buone, o che paiono buone: divorò tutto il pranzo con gran gustob. ant. Assaggio, anche in senso fig.: se la voce tua sarà molesta Nel primo g. (Dante).

sapore Ciascuna delle sensazioni specifiche del gusto. In base ai caratteri qualitativi si distinguono quattro s. fondamentali: il dolce, l’amaro, il salato, l’acido. Altre sensazioni, pur essendo comunemente considerate come s. (s. acre, piccante, metallico, alcalino, aromatico, astringente, caustico, spiritoso), sono tuttavia sensazioni complesse, ossia non soltanto gustative, ma anche olfattive, tattili, termiche e dolorifiche, a seconda dei casi. La sensibilità per i quattro s. fondamentali non è omogeneamente distribuita sulla superficie linguale: per il s. dolce è più sensibile la punta della lingua, per l’amaro la base, per l’acido i margini; per il salato la sensibilità è pressoché uguale su tutta la superficie gustativa. […]

Apprendiamo quindi che con la parola sapore si identificano e distinguono le specifiche e singole sensazioni generate dal senso del gusto.

Riguardo alla capacità da parte di distinte aree della lingua di percepire solo determinati sapori, per completezza d’informazioni, è importante ricordare che esistono teorie che negano questo tipo di approccio.

Uno studio della Columbia University, pubblicato sulla rivista Nature e risalente al 2014, attesta che in realtà tutte le aree della lingua sono in grado di percepire i sapori e di inviare i relativi stimoli nervosi al cervello.

Per entrare ancora più in confidenza con gli aspetti bio-tecnici di come si degusta il caffè, abbiamo visto che il sapore si articola in cinque differenti sensazioni, ossia esistono cinque sapori: acido, amaro, dolce, salato, umami.

Se i primi quattro ci sono indubbiamente familiari, il quinto lo è meno.

L’umami è il sapore indotto dal glutammato, ampiamente utilizzato nella cucina asiatica e presente (in modo naturale) in cibi stagionati, fermentati o maturi, alcuni dei quali li conosciamo benissimo: Parmigiano Reggiano, pomodoro, alici sottolio.

Il glutammato monosodico o glutammato di sodio o monosodioglutammato (MSG), è il sale di sodio dell’acido glutammico che a sua volta è un aminoacido presente in moltissimi alimenti proteici. Assieme ad altre sostanze, è responsabile della percezione dell’umami, il quinto sapore. Questa sostanza è largamente impiegata nell’industria alimentare soprattutto per la preparazione di dadi da brodo, insaporitori, carne in scatola…e funziona come esaltatore di sapidità.

Parlando di degustazione correlata alla percezione del gusto, è importante trattare un altro aspetto fondamentale. Quando diciamo che una mela “sa di mela”, facciamo questa affermazione considerando la completezza delle percezioni indotte dal senso del gusto e dell’odorato che agiscono di concerto. Come abbiamo visto, nella bocca (a livello linguale, ossia delle papille gustative), percepiamo acido, amaro, dolce, salato e umami che assieme all’aroma precedentemente descritto, danno origine a quello che riconosciamo come “gusto di mela”. Se assaggiassimo questo frutto tappandoci il naso, percepiremmo solamente la sensazione di dolcezza e acidità (principali caratteristiche delle mele) ma non l’aroma, quindi non saremmo in grado di riconoscere l’alimento. Per questo motivo, quando abbiamo il raffreddore e siamo costipati diciamo di non sentire i sapori: in realtà non sentiamo gli odori e gli aromi che concorrono, assieme ai sapori scientificamente intesi, a farci identificare un alimento piuttosto che un altro.

La degustazione del caffè: anche l’occhio vuole la sua parte (così come il tatto)

Prima di arrivare a descrivere come si degusta correttamente il caffè, dobbiamo considerare che per percepire globalmente la sua complessità sensoriale e per valutarne la qualità dal punto di vista tecnico, non è possibile trascurare i sensi della vista e del tatto. Con particolare riferimento a quest’ultimo, ovviamente non stiamo parlando del tatto comunemente inteso, ossia quello che riguarda le nostre mani, bensì le sensazioni fisiche che il caffè genera in bocca quali setosità, untuosità, ruvidità…

È quindi evidente che la degustazione del caffè orientata a giudicarne caratteristiche organolettiche e qualità, presuppone che si presti attenzione a numerosi fattori che partecipano a un’esperienza “globale”.

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Come degustare il caffè espresso: aspetti tecnici

Considerando che la percezione di profumi, aromi e sapori si deve inevitabilmente confrontare con tendenze, preferenze e gusti personali, la degustazione del caffè richiede una guida scientifica e tecnica di riferimento universalmente valida che si traduce nell’educazione sensoriale.

Prima di tutto, come abbiamo già detto, non è possibile dedicarsi alla degustazione del caffè intendendo questa allo stesso modo di prendere velocemente un caffè al bar.

Affrontiamo ora i diversi fattori da tenere in considerazione nel degustare e quindi valutare un caffè, sia per ciò che concerne la qualità della materia prima e della torrefazione, sia per quanto riguarda il metodo di estrazione, in altre parole il processo che trasforma il macinato in bevanda.

Teniamo a evidenziare che la seguente non è una guida per professionisti, ma un’introduzione che speriamo possa appassionare i consumatori non esperti ad approfondire l’argomento, acquisendo informazioni e strumenti di livello professionale.

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Premessa alla degustazione del caffè

Le condizioni al contorno sono essenziali per effettuare una corretta degustazione del caffè.

L’ambiente deve essere silenzioso e privo di odori interferenti, siano essi ambientali o derivanti da profumi indossati dalle persone.

L’illuminazione deve essere uniforme e il più possibile affine alla luce naturale.

Le mani devono essere pulite e non profumate per l’utilizzo di creme.

È consigliabile astenersi dal fumo nelle tre ore precedenti la degustazione del caffè. Analoga regola vale per l’assunzione di cibi particolarmente saporiti o piccanti.

Prima di iniziare, è molto utile bere un po’ di acqua preferibilmente frizzante e non troppo fredda per pulire la bocca.

Esame Visivo

Per eseguire l’esame visivo del caffè è necessario ricorrere a una tazzina bianca o di vetro a fondo rotondo. Questo perché stoviglie colorate o con sezioni differenti potrebbero influire sulla percezione ottica della crema.

Il contenitore di degustazione deve essere caldo affinché la temperatura del caffè non precipiti rapidamente, compromettendo gli esami olfattivo e gustativo. Per facilitare la bevuta i bordi dello stesso non devono essere di spessore eccessivo.

Appena il caffè entra nella tazzina, è necessario valutare le caratteristiche della crema.

Nello specifico, si devono considerare la consistenza – che si traduce in omogeneità e spessore – la persistenza, ossia il tempo che impiega per dissolversi, e il colore.

Una crema omogenea è indice di perfetta estrazione del caffè.

Se la crema si smonta o si dissolve subito, ovvero non è persistente, il caffè non è stato estratto correttamente oppure la composizione della miscela non è stata eseguita professionalmente.

Il colore della crema ci aiuta a identificare la tipologia della materia prima. Se è nocciola intenso con riflessi dorati e brillanti e punti rossicci, siamo di fronte a un’Arabica. Se, invece, è bruna con tocchi grigi, certamente la miscela utilizzata è ad alta percentuale di varietà Robusta.

Se l’aspetto della crema è riconducibile al mantello della tigre e la tessitura è a trama fine, certamente, il caffè è ottimo.

Generalmente i buongustai e gli esperti di caffè sconsigliano di dolcificare la bevanda, tuttavia, per valutare la consistenza della crema, è possibile sistemare un po’ di zucchero sulla sua superficie: esso non deve affondare subito se siamo davanti a un caffè di qualità, estratto ad arte.

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caffè pregiato di qualità in tazzina di vetro

Esame Gustativo

I sapori che devono poter essere riconosciuti durante la degustazione del caffè sono dolce, acido e amaro.

Il sapore dolce deriva dal glucosio naturalmente contenuto nei chicchi di caffè. A tal proposito emerge chiaramente che una torrefazione delicata come la nostra WMC EcoDry System, è essenziale per favorire la caramellizzazione degli zuccheri e lo sviluppo di un sapore piacevole di caramello appunto e non di bruciato.

L’acidità deve essere equilibrata e lieve; anche questa dipende molto dal metodo di torrefazione poiché durante questo processo gli acidi organici presenti nel caffè verde tendono a ridursi.

Il gusto amaro, che come quello acido non deve essere preponderante e aggressivo, deriva dalla trasformazione degli zuccheri e dei componenti legnosi del caffè verde in fase di torrefazione.

Esame tattile

Un buon caffè deve rivelarsi vellutato, morbido, rotondo, corposo, non secco e non astringente o allappante (quest’ultimo aspetto è correlato alle parti legnose del chicco di caffè verde).

Esame dell'Aroma

Per capire come si degusta il caffè nel modo corretto, è importante riconoscere il peso che l’aroma ha riguardo al giudizio complessivo della bevanda a livello della corteccia cerebrale.

Lo IIAC (Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè) ha definito una mappa sensoriale del caffè dalla quale si evince che le percezioni olfattive che possono riguardare questa bevanda sono molto più numerose di quelle che riguardano la sfera visiva e tattile.

Per dare una misura in tal senso, basta pensare che le percezioni aromatiche del caffè si dividono in 7 macro-categorie (empireumatico, speziato, tostato, frutta secca ed essiccata, vegetale, fiori e frutta fresca, biochimici diversi), che si ramificano in 27 sotto-categorie, a loro volta scaturenti in 87 percezioni specifiche.

Ad esempio, nella macro-categoria TOSTATO, si trovano le sotto-categorie CACAO, CEREALI, VANIGLIA, PASTICCERIA, CARAMELLO che a loro volta si suddividono in MALTO, PANE TOSTATO, CROSTA DI PANE, BRIOCHE, BISCOTTI, AMARETTO.

I “biochimici diversi” sono gli aromi che riguardano i difetti del caffè: le percezioni specifiche sono ben 44 e vanno dalla terra bagnata al solvente, passando per cipolla, cemento, rancido…

Nel degustare il caffè, dell’aroma si devono valutare freschezza, intensità, finezza, ricchezza e persistenza, facendo riferimento alla percezione retronasale che mette in relazione bocca e naso, come abbiamo visto in precedenza.

Indipendentemente dalla miscela, in linea generale possiamo affermare che in un buon caffè si devono percepire principalmente cioccolato e cacao, poi vaniglia e frutti non stantii.

Concludiamo questa breve guida alla degustazione del caffè non professionale con una curiosità. Gli esperti utilizzano uno speciale cucchiaino e una tazzina più larga del normale. Dopo aver prelevato un po’ di caffè, lo sorbiscono rumorosamente, inspirando aria attraverso i denti chiusi. Questo metodo, applicato anche alla degustazione dell’olio, permette di percepire al meglio le caratteristiche organolettiche della bevanda e il suo stato di qualità.

Per darvi un riferimento riguardante un caffè espresso di qualità, chiamiamo in causa l’Istituto Espresso Italiano che ha codificato l’Espresso Certificato, fornendo linee guida per giudicare un espresso perfetto: «Una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola tendente al testa di moro, resa viva da riflessi fulvi. L’aroma deve essere intenso e ricco di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. In bocca l’espresso deve essere corposo e vellutato, giustamente amaro e mai astringente. Questo hanno messo in evidenza le migliaia di test svolti sui consumatori e le decine di prove con assaggiatori professionisti. E questo è quanto è stato codificato attraverso il profilo di conformità dell’Espresso Italiano Certificato

Con qualche nozione in più, speriamo di potervi accompagnare nei vostri prossimi viaggi nel mondo del caffè di qualità con le nostre miscele WOW e i nostri oggetti di design funzionale – la WOW MOKA e il WOW GLASS che amiamo definire come l’anticamera del piacere del buon caffè.

I nostri Clienti sono per noi prima di tutto amici. A volte non serve conoscersi personalmente: l’amore per il caffè amico dello stomaco e dell’ambiente basta ad accomunarci in nome del bello che sa essere autenticamente buono.

Se ti è piaciuto quest’articolo, ti invitiamo a leggere gli altri che noi di WOW MOKA COFFEE mettiamo a tua disposizione, ma non senza uno dei nostri caffè amici dello stomaco, preparato con l’esclusiva WOW MOKA e assaporato nel nostro WOW GLASS.

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08Aprile
2020
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